Dopo un’estate vissuta sull’ottovolante del mercato e dopo appena tre giornate di campionato, il campo sta già restituendo le prime verità: è presto per le sentenze definitive, ma non è presto per notare come diversi dei mali atavici della Juventus siano rimasti intatti.
La rosa appare indiscutibilmente più profonda rispetto al recente passato — e la presenza di ben cinque esclusi dalla lista UEFA e due da quella Serie A ne è la testimonianza numerica —, ma profondità non è sinonimo di completezza. Avere più opzioni non significa aver colmato i vuoti strutturali che da anni limitano le ambizioni bianconere.
L’equivoco tattico e le lacune in avanti
L’operazione Kolo Muani incarna perfettamente questa contraddizione. L’investimento imponente e la determinazione nel volerlo a Torino stride fortemente con il suo impiego tattico. L’attaccante francese non è mai stato un bomber né un centravanti da gioco spalle alla porta; inserirlo come riferimento centrale in un 4-2-3-1 significa snaturare le sue qualità migliori in un impianto di gioco che finora ne evidenzia solo i limiti.
Un centrocampo senza leader né ritmo
I problemi maggiori continuano a concentrarsi nella zona nevralgica del campo. Nonostante le difficoltà di bilancio e i paletti del Fair Play Finanziario, l’intervento nel reparto mediano è parso parziale e poco funzionale. L’innesto in extremis di Sarr aggiunge dinamismo, ma non risponde al reale fabbisogno: un regista di personalità capace di dettare i tempi e verticalizzare o comunque un centrocampista dalla spiccata personalità voglioso di ricevere il pallone nei piedi e di essere un punto di riferimento per i compagni.
- Il fattore Locatelli: la devozione e l’impegno di Manuel Locatelli non si discutono. Tuttavia, se Locatelli resta il perno inamovibile, il soffitto della Juventus rimane inevitabilmente limitato, distante dai livelli richiesti per competere ai vertici in Italia e figuriamoci in Europa.
- I tempi di Douglas Luiz: il brasiliano ha doti tecniche indiscutibili, ma il suo calcio viaggia a ritmi troppo lenti e poco verticali. La Juventus necessita di leader capaci di velocizzare la manovra sia con il pensiero che con l’esecuzione.
La variabile infortuni
A rendere il quadro ancora più complesso subentra un fattore non calcolabile nei piani estivi. Restare privi dopo appena un mese e mezzo di Yildiz e Thuram priva la squadra di imprevedibilità e fisicità. A questo si aggiunge il problema al ginocchio di Locatelli, con il rischio dell’intervento chirurgico, che costringe la squadra a un’emergenza immediata proprio nel reparto più scoperto.
La speranza è che in società abbiano calcolato tutto per filo e per segno, ma la sensazione è che i problemi strutturali di questa squadra restino ancora lontani dall’essere risolti.